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La Storia

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Stabilimento Valdocco – Ex Texsid, Ex Ferriere Fiat – visto da nord-ovest. – anni Settanta

Memorie dimenticate

La strada da percorrere per raggiungere il quartiere Spina 3 dal centro di Torino si chiama via Livorno.
È un lungo viale che sembra tracciato da poco, gli alberi che la fiancheggiano hanno ancora i fusti sottili e gli edifici ai suoi lati, il centro commerciale Coop a sinistra e il quartiere residenziale alla sua destra, sembrano appena costruiti. Proseguendo, se si supera il ponte di ferro sul fiume Dora circondato dal parco Dora e dall’ Enviroment park, il viale diventa via Orvieto. Alzando lo sguardo verso nord si scorgono alti grattacieli e, di nuovo, ai lati, si ergono quartieri residenziali di apparente recente costruzione.

Questa zona ora anonima e quasi straniante, si presentava ai passanti fino a una ventina di anni fa in modo molto diverso.

Via Livorno tagliava le rosse mura delle fabbriche. A sinistra le officine Michelin, a destra i capannoni delle Ferriere con le vetrate infrante dalle fionde degli operai che cercavano di dare aria ai locali roventi.

Si perché dove ora sorgono quartieri dai nomi seriali – diamante, corallo, perla – fino alla fine degli anni novanta, si innalzavano ciminiere, capannoni, depositi industriali, ed erano quelli delle Ferriere Fiat, delle Michelin Dora, della Savigliano, della Paracchi e della Superga.

Il lungo muro di mattoni in via Livorno correva con un’ampia curvatura e segnalava l’altopiano di otto metri sopra il livello della Dora. Il dislivello che divideva la “città alta” delle abitazioni e “la città bassa” delle fabbriche era ben visibile dall’interno della Superga, con una scaletta si passava dal pianoro degli impianti industriali al marciapiede di via Verolengo.

La maggior parte di quest’area infatti è compresa nelle basse di Dora. Semplificando, in epoca preistorica, il Pianalto, la pianella convessa su cui sorge Torino, ha iniziato a spostarsi e le acque di deflusso del ghiacciaio che si ritirava verso la Val di Susa hanno formato dei torrenti, a ovest e a est, il Sangone e lo Stura e, anche, un fiume con un flusso più torrentizio: la Dora. Nel corso del tempo la Dora ha scavato un alveo piuttosto ampio dove scorre e si trova attualmente, questo determina il dislivello chiamato Basse di Dora.

A Torino, impiegare l’acqua del Po per far muovere i macchinari risultava impossibile perché il dislivello tra Carmagnola e Torino è quasi inesistente.

Quindi, proprio grazie alle caratteristiche della portata e della velocità del suo flusso, la Dora è sempre stata circondata da stabilimenti le cui lavorazioni necessitavano di molta acqua, quindi tessili prima, e siderurgici poi.

Nell’area in cui oggi si estende il Parco postindustriale Dora con i suoi 358.000 metri quadrati di superficie, si trovavano, oltre alle fabbriche Michelin, Savigliano in corso Mortara, i lotti delle fabbriche Vitali, Ingest, Valdocco ovvero: le ferriere Fiat.

 

Vitali, Ingest e Valdocco – Le Ferriere Fiat

Ill 6 Ferriere Fiat

La storia delle Ferriere Piemontesi è legata alla Vandel & C., un’azienda francese di Ferriére-sous-Jougne, che nel 1891 trasferì ad Avigliana i propri stabilimenti per la costruzione di chiodi da scarpe, punte e filo di ferro.

Il complesso torinese nel 1907 sorge nei pressi della Stazione Dora, sulle sponde del fiume, e si estende su una superficie di circa 40.000 metri quadrati. Nei primi decenni del novecento, in pieno periodo bellico, nelle aziende cresce la necessità di avere una fonderia interna e anche la Fiat decide di entrare ad operare nel settore siderurgico. Questa operazione le permette di aggiudicarsi un’impresa specializzata non solo nella fonderia e nella produzione di acciai, ma anche nella realizzazione di macchine utensili, di parti per auto (ruote e cerchioni), di apparati elettrici e motori e di comparti per carrozzeria, facendo emergere la strategia sulla quale si baserà lo sviluppo del gruppo torinese.

Nel 1920, le Ferriere Fiat diventano uno stabilimento con un’estensione di 400.000 metri quadrati, che occupa circa 3.000 dipendenti e che è perfettamente in grado di provvedere «al completo fabbisogno di tutte le Officine della Fiat» [Fiat, 1937]. Tra il 1942 e il 1944 gli stabilimenti delle ferriere subiscono invece un arresto nella produzione a causa dei bombardamenti delle forze alleate. Negli stessi anni diventano anche centro della Resistenza e teatro di feroci scontri, dovuti alla presenza di un folto nucleo di operai di Piombino quasi tutto occupati nel reparto laminatoi, sarà proprio questo il fulcro dell’opposizione al regime: nel 1943  inizia ad operare la VII brigata Sap guidata dall’operaio anarchico Ilio Baroni. I danni piuttosto modesti arrecati alle Ferriere dagli eventi bellici ed insurrezionali, permettono una ripresa della produzione quasi immediata, che dai ritmi lenti del 1946 (con circa 82.876 tonnellate di materia prima prodotta) passa a quelli decisamente sostenuti dell’anno successivo, quando le 186.669 tonnellate (valori molto vicini a quelli del periodo prebellico) indicano il ritorno al pieno funzionamento degli impianti.

Ai vent’anni successivi al 1950 risale la copertura della Dora con una soletta di calcestruzzzo armato da 15 tonnellate al metro quadro. La “tombatura della Dora” viene realizzata per ricavare un piazzale destinato al deposito dei rottami metallici.

Le Ferriere Fiat continuano a lavorare con questa denominazione fino al 1978, anno in cui è costituita la Teksid, azienda che raggruppa tutte le attività metallurgiche e siderurgiche della Fiat. Nel 1982 passeranno all’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e in seguito all’IAS (Industria Acciai Speciali), per poi cessare le attività nel 1989 e chiudere definitivamente nel 1992. Verranno demolite nel 2005. Le Ferriere Fiat, arrivate ad occupare l’intero territorio compreso tra il fiume Dora, corso Principe Oddone, via Ceva e via Livorno, avevano così assorbito nel tempo le industrie preesistenti. Dell’antica area industriale oggi non resta quasi più nulla, ad eccezione di alcune strutture come quelle dell’ex capannone dello strippaggio, presenti nel Parco Dora.

Michelin – Torino Dora

Ill 6 Michelin

Il primo stabilimento impiantato in Italia dall’azienda francese è proprio il Torino Dora che, dal 1906, lungo gli argini del fiume, comincia a produrre copertoni e camere d’aria per automobili, camion, moto e biciclette. Il sito di via Livorno viene scelto dall’impresa francese per la vicinanza alla centrale elettrica cittadina e per la prossimità dello scalo ferroviario Valdocco. Tra il 1918 e il 1919, arriva ad estendersi su 150.000 metri quadrati e, nel 1939, la Michelin torinese occupa un migliaio di dipendenti.

 I bombardamenti, durante la seconda guerra mondiale non risparmiano nemmeno lo stabilimento Michelin e, al contrario delle Ferriere Fiat, viene irreparabilmente danneggiato. Al termine del conflitto, grazie anche ad un accordo siglato con l’istituto scolastico Casa di Carità Arti e Mestieri, l’azienda cresce vertiginosamente sia dal punto di vista produttivo che da quello occupazionale. Tanto che, tra il 1963 e i primi anni Settanta, la società francese costruisce in Piemonte altri stabilimenti: Cuneo (1963), Alessandria (1971), Torino Stura (1971) e Fossano (1972). Si tratta di complessi industriali dotati di macchinari ed impianti moderni che rendono, progressivamente, la produzione del vecchio stabilimento di Torino Dora sempre meno competitiva. Le lavorazioni verranno infatti trasferite man mano nella nuova struttura Torino Stura e lo stabilimento di Torino Dora verrà abbandonato e dismesso chiudendo definitivamente nel 1997.

Attualmente, su parte del lotto ex Michelin si trova l’Ipercoop e resta solo un’antica ciminiera, un tempo utilizzata dai reparti di stampaggio, a ricordare la presenza della vecchia fabbrica.

SNOS Savigliano

Ill 6 Savigliano.jpg

La Società Nazionale delle Officine di Savigliano (SNOS) viene fondata il 2 aprile 1880. Specializzata in costruzione e riparazione di materiale ferroviario, ponti metallici, tettoie, macchinario elettrico e, in genere, lavorazione del legname, la sede delle officine fu individuata in uno stabilimento situato nel comune di Savigliano, in provincia di Cuneo, dove sorgevano i capannoni già appartenuti alla società concessionaria della ferrovia Torino-Cuneo.
Nel 1889 si fonde con la Società Anonima Italiana Ausiliare e si trasferisce a Torino, negli stabilimenti di Corso Mortara nei pressi della stazione di Torino Dora e, alle soglie della prima guerra mondiale, si specializza in macchinari elettrici e meccanici nonché costruzioni metalliche come ponti e viadotti. Tra 1915 e 1918 la Savigliano è fortemente impegnata nella produzione bellica e la sua attività si espande comprendendo il settore aeronautico, le attrezzature di guerra, cannoni e munizioni.

Nel primo dopoguerra la SNOS è impegnata nella costruzione massiccia di grandi strutture metalliche come la tettoia della nuova stazione di Milano Centrale, la struttura metallica della guglia della Mole, gru elettromeccaniche per i maggiori porti italiani e locomotive elettriche (realizza anche i vagoni dell’Orient Express). La campagna di Etiopia la vede poi coinvolta anche nella costruzione di infrastrutture civili.
Durante la seconda guerra mondiale anche gli stabilimenti della Savigliano non vengono risparmiati dai bombardamenti ma già nel 1948 riprendono le forniture alle Ferrovie dello Stato che commissioneranno la produzione di materiale ferroviario

In questo periodo inizia la partecipazione azionaria della Fiat, che arriverà a controllare tutta la società. Gli anni sessanta del novecento si rivelano critici tanto che nel 1970 giunge alla separazione dei due grandi stabilimenti di Torino e di Savigliano; quest’ultimo verrà scorporato passando in mano alla Fiat e diventando Fiat Ferroviaria Savigliano. La Savigliano verrà poi rilevata da un gruppo di grandi aziende elettromeccaniche. Negli anni ottanta la Savigliano torna ad essere leader nel settore elettromeccanico in Italia e nel Mediterraneo. Nei decenni successivi diviene Savigliano SpA procedendo a dismissioni e ridimensionamenti.  Il 1º agosto 2000 il prestigioso stabilimento è stato ceduto alla Alstom sancendo l’uscita della FIAT dal settore ferroviario. Chiuderà definitivamente nel 2005

Di tutti gli stabilimenti che occupavano l’area dell’attuale Parco Dora, lo stabilimento delle Officine Savigliano è l’unico sopravvissuto. Oggi la SNOS ospita un centro commerciale, vari loft e gli uffici della SEAT Pagine Gialle. La ristrutturazione è stata progettata da un giovane studio di architettura torinese, Granma, specializzatosi proprio in questo tipo di interventi sulle aree dismesse di Torino.

 

 

 

 

 

 

 

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