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La mappa

Ill 2

 

Pioggia di polveri

Era il 2005 e le vie della Spina erano attraversate da gru, betoniere e demolitori ma soprattutto  da un pulviscolo onnipresente.
La polvere sollevata dalle vecchie strutture che crollavano come castelli di sabbia, si depositava ovunque in quantità impensabili. Tanto da far avvolgere nel cellophane le vetrine dei negozi e gli abiti negli armadi.
Così, mentre crescevano grattacieli e rotonde, i resti delle vecchie fabbriche aleggiavano per le strade come spettri bianchi.
Il punto peggiore era il tratto compreso tra via Orvieto e Corso Mortara dove passava la sopraelevata, i cui lavori di demolizione sono stati ultimati nel giro di sei anni. Durante l’estate del 2005 non era difficile imbattersi in palazzine con le finestre sprangate ed i terrazzi bianchi. Così come era facile trovare costruttori che assicurassero il regolare svolgimento dei lavori.

Dopo un lungo silenzio, nell’agosto dello stesso anno,  il Comune decide di rispondere alle richieste dei cittadini installando due centraline di controllo delle polveri, nonostante la maggior parte dei lavori più invasivi fossero stati ultimati. Tre mesi dopo, l’ARPA (agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) rilascia i risultati dei rilevamenti della centralina posta vicino a dove sorgeva la sopraelevata di Corso Mortara, precisamente all’angolo di via Orvieto con via Tesso.

Il bollettino pubblicato lascia i cittadini interdetti. 

Veniva registrato un “modesto” incremento delle concentrazioni di polveri,  che seppur superiori a quelle di una zona trafficata del centro città, rimaneva comunque dentro i limiti di legge. A queste analisi mancava un elemento importante: la quantità di metalli pesanti presenti nell’aria.

Phy(n)toremediation

Di metalli pesanti si è parlato invece nel suolo e  solo all’inizio di quest’anno. A gennaio infatti il Comune di Torino ha diffuso i risultati di un esperimento di Phytormediation, condotto insieme alla facoltà di Agraria, all’inizio nel 2012 e durato due anni.

Il tentativo aveva coinvolto un’area del lotto Vitali molto vicina alla ex sopraelevata, fra corso Mortara e via Livorno.  

La zona doveva essere purificata dall’interazione col suolo di pioppi, salici e robinie. Secondo questa tecnica le piante riuscirebbero ad assorbire le sostanze inquinanti presenti nel terreno attraverso la produzione di biomassa, traspirazione e filtrazione dell’acqua. Esperienze simili sono già state attuate con risultati più o meno incoraggianti in altre aree altamente inquinate, come l’ILVA di Taranto.

Purtroppo il caso torinese non ha portato ai risultati sperati. Nonostante l’analisi condotta dal professor Franco Ajmone Marsan si soffermi sul successo dal punto di vista scientifico – le piante hanno dimostrato il loro potere filtrante –  i dati raccolti raccontano un’altra storia.  

L’assorbimento nel corso del biennio è risultato troppo debole per la situazione compromessa del sito. E alla fine della sessione tutti i metalli riscontrati in origine sono rimasti più o meno invariati.

Ciò che colpisce veramente di questo studio sono le tabelle contenute al suo interno. I rilevamenti effettuati prima e durante l’esperimento tracciano uno scorcio inequivocabile delle sostanze presenti in quella terra.

La prima rilevazione avvenuta nel 2011, con terreno prelevato non oltre i 20 cm di profondità, mostra: una “moderata” presenza di  Nichel e Piombo (128,7 mg/Kg contro i 100 stabiliti dalla legge)  e dei valori di Zinco quasi tre volte superiori al limite di 150 mg/K previsto dalla legge (ben 347,9 mg/Kg).

Attualmente la situazione non è migliorata, se lo Zinco si è fermato a 323 mg/Kg , Piombo e Nichel sono rimasti con gli stessi valori (rispettivamente 122 mg/Kg e 128 mg/kg).

Dunque questa è la situazione dieci anni dopo la grande costruzione, quando ormai gli inquinanti più dannosi sono stati trascinati a profondità irraggiungibili per le radici di un’acacia o di un pioppo.

Resta in sospeso il perché il Comune non abbia effettuato i rilevamenti nel pieno delle operazione.

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