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La mappa

Ill 3

L’Acqua

L’odissea delle bonifiche
in Spina 3 e
la presenza di Cromo Esavalente nella falda a nord del fiume Dora


Il cromo deriva dalla parola greca “chroma” che significa “colore” a causa del gran numero di composti vivacemente colorati. È un metallo duro, lucido, di colore grigio acciaio; può essere facilmente lucidato, fonde con difficoltà ed è molto resistente alla corrosione. Durante il XIX secolo, fu usato principalmente per preparare vernici e pigmenti vari. Oggi l’uso principale del cromo, soprattutto per le sue proprietà antiruggine, è legato all’industria siderurgica, chimica, alle fonderie e alle fabbriche di laterizi.

Gli stati di ossidazione più comuni del cromo sono +2, +3 e +6, di cui +3 è il più stabile. Gli stati +4 e +5 sono relativamente rari. I composti del cromo +6 (cromo esavalente) sono potenti ossidanti, e gli effetti tossici e cancerogeni del cromo esavalente sono principalmente imputati a questa caratteristica, rendendolo fortemente aggressivo nei confronti dei sistemi biologici.

È un metallo tossico e se non viene utilizzato con tutte le precauzioni del caso, può provocare tumori alle prime vie aeree, allo stomaco e al polmone, ed è attivo anche a concentrazioni molto basse.

Per questo è stato stabilito un livello internazionale di concentrazione nell’ambiente che non dev’essere superato: 5 microgrammi per litro.



Nel 2008,
il Dott. Roberto Topino, medico del lavoro torinese, solleva l’attenzione mediatica della città pubblicando alcuni articoli sul blog di Beppe Grillo. Il medico punta il dito contro le dosi ancora forti di inquinanti presenti nel terreno del quartiere Spina 3, lascito delle fabbriche dismesse, e denuncia la presenza di elevate concentrazioni di cromo esavalente nelle acque della Dora. Di risposta, l’ARPA e il Comune, in conferenza stampa, sostengono che i valori di cromo esavalente risultano molto bassi e confinati solo nella falda.

«Nell’area Vitali, un’ex acciaieria, sotto una vasca di filtrazione di accumulo dei fanghi di cromatura, nel 2002, anno di approvazione del progetto di bonifica, erano stati trovati ben 455 microgrammi /litro di Cromo Esavalente. L’area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati, è stato fatto un pompaggio e trattamento delle acque, tanto che negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di Cromo esavalente va da 0,5 a 30 microgrammi/litro. L’area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza. (…) le concentrazioni di Cromo e Cromo Esavalente presenti nella Dora sono ampiamente compatibili con i limiti di legge».  — Arpa, Comunicato Stampa, 11 settembre 2008.

Come riportato nel comunicato infatti, le bonifiche, approvate nel 2002, erano state attuate attraverso la messa in sicurezza dell’acqua in falda (a 7 metri circa dalla superficie) ovvero con un sistema di pompaggio e trattamento delle acque più contaminate abbinato ad una riduzione chimica del contaminante con infiltrazioni di solfato ferroso – che abbatte il Cromo Esavalente. A seguire, tenendo conto della naturale attenuazione controllata, Comune e Arpa garantivano un costante monitoraggio dei valori degli inquinanti e vietavano di utilizzare le acque di falda a valle del sito.

I problemi cominciano a sorgere però quando il Comitato Dora Spina 3 chiede di essere informato costantemente sui valori degli inquinanti monitorati. Si legge infatti su “La spina 3 di Torino” di Ezio Boero «(…) La falda prossima alla superficie e la difficoltà del fiume a drenare gli inquinanti lasciati dalle fabbriche localizzate sulle rive della Dora dovrebbero rendere vieppiù necessario un controllo e un’informativa puntuale sull’inquinamento delle acque sotterranee».

I dati dal Comune e dall’Arpa si fanno attendere e verranno pubblicati solo nel 2011 e si riferiranno a rilevamenti dell’anno precedente.
I risultati delle bonifiche sono stati per lungo tempo disponibili esclusivamente sul sito del Comitato Spina 3, che ha dovuto effettuare nel tempo ben tre accessi agli atti, garantiti dalla legge sulla trasparenza amministrativa (legge241/90, modificata e integrata dalla Legge 15/2005).

Monitoraggio Acque 2010

Nel gennaio 2012 il Comune prende l’impegno con il Comitato di pubblicare semestralmente i dati delle acque del fiume e di falda, anche in considerazione della persistenza, in alcuni pozzi di rilevazione sotterranea, di valori di metalli pesanti, ed anche, per l’ennesima volta, di cromo esavalente, superiori ai limiti di legge.

Mozione 30 gen 2012

Lo stesso Comune decide una seconda fase delle bonifiche attraverso l’iniezione in falda freatica di alcune sostanze che dovrebbero affrontare la persistenza di cromo esavalente, e le inizia nell’autunno del 2016. Della seconda iniezione i cittadini però sembrano essere ancora all’oscuro.

attuazione intervento di bonifica della falda

Gli ultimi atti

Tra il 2016 e il 2017, il Comitato Dora Spina 3 insiste per ricevere un aggiornamento sui risultati delle analisi nella falda e della Phytoremediation . I dati delle analisi verranno pubblicati sul sito del comune a 2017 iniziato e sono piuttosto allarmanti: nell’acqua di 19 su 20 pozzi di monitoraggio esaminati, il livello di Cromo esavalente risulta essere dalle 2 alle 60 volte sopra il limite consentito per legge.

Tenendo presente che l’acqua della falda scorre verso sud nella direzione della Dora e verso est in direzione del Po (che si trova ad una distanza di 4 km), bisogna porre l’attenzione su i livelli di Cromo Esavalente riscontrati nei pozzi ai margini più esterni del sito, verso sud e verso est. In questo caso quelli denominati P9, P12, PM5, P21, P13, P22, il cui livello di Cromo Esavalente a settembre 2016 era – in microgrammi per litro (ricordando che la concentrazione per legge non può superare 5μg/L) :

P9 (21,1)
P12 (17,1)
PM5 (10,3)
P21 (19,2)
P13 (54,1)
P22 (21,9)

non è invece presente il valore di PZE4 che avrebbe dato indicazioni utili essendo uno dei pozzi di monitoraggio posizionati più a est insieme a P13.

Se le concentrazioni di Cromo Esavalente si rivelassero elevate soltanto a ridosso dei pozzi scavati per la messa in sicurezza (si tratterebbe di quelli evidenziati in rosso nel centro della carta 1) non sarebbero dati preoccupanti. Il problema si pone quando anche le analisi dei pozzi più esterni risultano essere molto al di sopra (fino a 54 μg/L) dei limiti definiti per legge, come di quelli che abbiamo appena indicato. 

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